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venerdì, 18 aprile 2008
Uno strano weekend



INTRO

Contrapposti pensieri ed emozioni mi hanno attraversato la mente, durante il recente ritorno al mio paese d'origine, Cropani, in occasione delle elezioni politiche. Cercherò di illustrare tutto in poche righe...


SABATO SERA

Condizioni meteo primaverili. Esco e con rinnovato, illusorio coraggio spero di poter incontrare qualche amico/conoscente con cui scambiare due parole, se possibile in luoghi che non siano bar. Sogno svanito. Strade (e bar!) deserti. Luoghi alternativi di ritrovo: assenti. Come sempre. Non mi arrendo, parcheggio l'auto e decido di fare una passeggiata solitaria per le "vinedhe", i vicoli storici cropanesi. Mi sembra ancora di sentire un vociare diffuso, i giochi ingenui dei bambini, gli anziani lavorare il legno e le madri intente a cucire. Visioni trasmigrate attraverso i racconti di parenti in là con gli anni.
Il grido scimmiesco delle televisioni mi scaraventa, come una bufera inattesa, una sveglia maledettamente solerte, ai miei pensieri quotidiani. Alla situazione odierna dell'individuo e della società.
Bentornata realtà! Vedo in lontananza un mio simile. Solitario anch'egli. Sigaretta in mano. Come me. Che fare, se non andargli incontro e cercare di capire.


MICHELE

Chissà qualte volte l'ho visto, Michele, in piedi, in corrispondenza di quell'incrocio. Perché non ho mai provato a parlare con lui? Perché pensavo fosse un idiota tra  i tanti (?) Forse solo abitudine che si trasforma in certezza. Chissà...
Sono bastati pochi attimi per intenderci. Ma lui di discorsi repressi ne aveva tanti da fare. Un fiume di parole mi ha raggiunto e portato verso lidi che credevo sconosciuti in un paese oscenamente povero di vita culturale. Dopo, a un tratto, il termine magico: Musica. Michele Guzzi è un compositore. Nelle vertigini dei suoi sogni, dei suoi viaggi, dei suoi pensieri, della sua Musica, del suo disincanto per la situazione in cui si ritrova, mi trascina pian piano nel suo studio. In due intense ore sono sommerso da note senza confini spaziali, né temporali. E' stato impressionante il suo genio nel momento in cui ha partorito, in pochi minuti, un concerto per pianoforte e orchestra. Merito, è da dire, della sua parallela passione per l'informatica, che lo aiuta nella missione compositiva. E poi le sue opere passate create combinando folk, blues, jazz, rock progressivo, musica contemporanea e celtica, etc. con la voglia perenne di sperimentare in libertà nuove tecniche, oltre le scale, oltre schemi, musicali e non, precostituiti/imposti. Con gli occhi lucidi mi confessa:

"La Musica è la mia Vita"

Tra un brano e un altro mi fa conoscere e regala la sua unica raccolta, Kropos (nome greco di Cropani), del 1999. All'interno trovo scritta una sua frase, emblematica, quasi a voler scalfire con orgoglio quell'incantesimo di indifferenza (e invidia?) - generato da cittadini, istituzioni, Chiesa - che lo ingabbia ormai da una trentina d'anni:

"avrei voluto
più di quanto ho potuto...
...e avrei potuto
più di quanto ho voluto".

Non c'è Arte senza condivisione.
L'artista trasferisce su carta, tela, marmo, etc. sue visioni e idee.
Tocca al fruitore compiere il viaggio di ritorno.

"E la tua musica è un soldo di zucchero
che aspetta un caffè"
(Claudio Lolli, "Folkstudio").

Sul finire del nostro incontro gli chiedo se esiste a Cropani qualche altra persona in grado di guardare "oltre la collina". La risposta mi rallegra oltremodo.
Esiste!


DOMENICO

Stanco di leggere e ancor più di seguire insulse trasmissioni televisive (ma il peggio deve ancora arrivare, col post-elezioni. Maledizione!), penso sia meglio uscire e andare a trovare Domenico Iervasi, il pittore cropanese indicatomi da Michele.

"Pensare globale,
agire locale".

E se bere fa parte dell'agire, allora, per restare fedele alla teoria di Latouche, decido di farmi un bel bicchierino di Amaro del Capo, tipico liquore calabrese e reperibile solo in questa regione. Nell'impresa mi accompagnerà Antonio, un amico di vecchia data, appositamente sradicato dalla sua comoda casetta. Dopo aver lubrificato la gola e la mente, nonché sorbito le solite considerazioni sulla lunghezza della mia barba, andiamo all'esterno e raggiungiamo un gruppo di coetanei intenti a conversare.
Che dire... Non oso scendere nei dettagli. I loro discorsi vertevano sui seguenti temi: calcio, moto, telefonini, autoscatti di parti intime. La moda transclassista del momento è l'acquisto di motociclette di grossa cilindrata. Ovviamente, guidate senza casco, a velocità folle e in maglietta/pantaloncini per grattuggiarsi meglio le membra sull'asfalto. Ho voglia di urlare e prenderli a calci, violando il mio attuale stile nonviolento. E questo non per la contingenza ma perché qui è sempre così, da quando ho memoria! Esorto il mio Virgilio (che non si oppone...) a fuggire e dirigerci verso la casa dell'artista.
Media altezza, esile, naso aquilino, capelli rasati e denti dipinti dal fumo di sigaretta. Non ho la possibilità di continuare le mie osservazioni estetiche. Come Michele, Domenico, dopo i brevi convenevoli, scarica contro le mie orecchie le tante, troppe parole che ha dentro. Sembra che ci conosciamo da un'eternità, si sente subito a suo agio in mia presenza. Antonio resta in cucina a parlare con Irene e Bruno, la moglie e il figlioletto dell'artista. Mentre  noi due ci dirigiamo nell'altra stanza. La prima cosa che noto, mio malgrado, è la presenza di un cucciolo di dobermann cresciuto a dismisura. Domenico mi tranquillizza e inizio a osservare i suoi quadri. Dopo un po' smetto di sentire le sue considerazioni incessanti, non per noia, ma perché sono incantato dalla Bellezza che mi entra negli occhi con forza. La perfezione dei lineamenti, dei visi, delle espressioni la vedo fondersi con mondi metafisici rappresentati da forme tridimensionali e colori ricercatissimi. Meraviglioso. Bisogna osservarli da vicino, nessuna espressione della mia lingua può rendere l'idea.
Anche stavolta qualcosa mi fa tornare all'immanente. Domenico mi racconta le sue vicende più tristi, del suo lavoro (imbianchino!), di essere stato derubato e truffato da un gallerista, di commissioni svanite nel nulla e altre irrisioni del destino che non ricordo.
Ma non dimentico il favoloso quadro che ha regalato alla chiesa cropanese, la quale, poi, non ha saputo (leggi voluto) trovare un luogo di sua proprietà in cui ospitare le opere del pittore per una mostra. Il mecenatismo dei religiosi cattolici sembra un pensiero lontanissimo e freddo.
E come dimenticare i quadri che ha donato in beneficenza a varie associazioni di solidarietà. L'ho scoperto solo oggi. Da lui.
Continua Domenico nella tua "direzione ostinata e contraria".


LA PROMESSA

Prometto a questi "resistenti" del nostro tempo che cercherò, in tutti i modi a me accessibili (internet, passaparola, stampa, presso enti), di far conoscere il loro genio e la loro passione che ora sono "un rivo strozzato che gorgoglia", la voce tonante di un sommerso e non salvato Hurbinek.
Inizio a farlo subito.

Michele Guzzi - Kropos
(Come si scarica?)
Domenico Iervasi - Collezione Opere


Arte è Vita

Fantasie
di note
visioni
colori
sposano libere
mille mondi lontani
cresciuti
nel grembo
acuto
dolce
delle mie mani
Sogni  sommersi
dall'oblio
Ignoranza
che  distrugge
come schegge
di vetro
in un inverno
che avanza
Arte è Vita
Sempre lo sarà
violando
ogni umana
indifferenza

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 18:36 | link | commenti (5) |
musica, vita, arte, pittura, meridione

martedì, 25 marzo 2008
I Kennedy, la moneta e il PIL



4 giugno 1963: John Fitzgerald Kennedy firma l'ordine esecutivo numero 11110 che ridà al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve, che è una banca privata.
L'ordine dava al Ministero del Tesoro il potere "di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro". Questo voleva dire che per ogni oncia di argento nella cassaforte del Tesoro, lo Stato poteva mettere in circolazione nuova moneta. In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Le conseguenze furono enormi. Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank di New York. Se fosse entrata in circolazione una quantità sufficiente di questi certificati basati sull'argento, questa avrebbe eliminato la domanda di banconote della Federal Reserve.

22 novembre 1963:  Il presidente Kennedy viene assassinato a Dallas, in Texas.
Quel decreto non venne mai cancellato, ma non fu mai più utilizzato da nessun presidente, ristabilendo il pieno monopolio della Federal Reserve nella creazione della moneta.
Il ritratto di Kennedy compare sulle monete da mezzo dollaro statunitense.



18 marzo 1968: Ecco il discorso di Robert Kennedy all'Università del Kansas.
"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL  delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto non tiene conto della salute né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."


5 giugno 1968: All'Ambassador Hotel di Los Angeles Robert Kennedy viene assassinato
.


Qualche link consigliato:
Zeitgeist (scaricalo!*):  Documentario pervaso di Verità Ragionevoli riguardo religione, 11 settembre 2001 e guerre.
Signoraggio: Wiki dedicata al tema signoraggio.
Arcipelago Toscana: Sperimentazione (finora riuscita in altri paesi) di moneta complementare in Toscana.
La decrescita felice: Un'idea alternativa all'identità "Crescita del PIL = Benessere (per tutti)"

*: Per vedere questo file .flv consiglio di utilizzare VLC (scaricabile gratuitamente da qui).

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 16:39 | link | commenti (2) |
vita, economia

sabato, 15 marzo 2008
Laboratori sulle mafie: Reazioni a caldo



Riporto l'email della spertejana Eleonora. E' giusto che si sappia l'accaduto, grave o grottesco che sia.

"Ciao!!!
Mi è successa una cosa curiosa, stamattina quando sono uscita ho visto che qualcuno ha bruciato la locandina dei laboratori che tenevo attaccata fuori della porta del mio loculo.
Ora, la cosa è buffa ma anche un pò inquietante è che sono rientrata verso le 00:15 e la locandina era intatta, stamane sono uscita  alle 7:15 ed era bruciata (non interamente). Considerando che il mio corridoio non è proprio di passaggio e che tra le persone che conosco io, a quell'ora non mi viene in mente chi si trovasse a passare di là per farmi un scherzetto, mi viene da pensare che qualcuno/a sia venuto/a  apposta.
Roba da matti, e se è uno scherzo mi convinco sempre di più che attiro spostati/e! Penso che scriverò qualcosa per denuncuare la cosa.
Ciao ciao eleonora"

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 17:15 | link | commenti |
vita

mercoledì, 30 gennaio 2008
Cosmesi dell'alta società: tratto da una storia vera

Cosmesi dell’alta società

tratto da una storia vera


Provo solo ora a fare mente locale, di tutte quante quelle persone che mi hanno guardato come di sbieco, malamente e con l’aria certa di chi è. I volti che ho in mente sono in buona quantità e per questi non ho molti dubbi o quesiti a cui rispondere; l’eccezione esiste, però, come in molte cose, e mi domando: “Perché, o meglio per quale ragione la mia presenza è capace di suscitare tanta repulsione, o è solo fastidio?” E’ un dubbio che mi ha attanagliato per anni, e questo dubbio non mi ha dato pace sino a quando una sera, dietro al segreto di una porta mi si è rivelata la verità che avevo agognata lungamente. Forse non la meritavo, siccome non l’ avevo cercata, ma capitò così: notai il viso di mia zia, bello, colmo di gioia e dolcezza come sempre l’avevo visto, ma ad un dato punto, cominciò a sollevare il dito indice della mano destra; salendo era a quel punto di fronte ai suoi occhi e lo fissava con insistenza. Rimase lì un qualche secondo, poi lo avvicinò, piano e lentamente alla punta del naso, il suo naso e lo sollevò più in alto di quel che era. Precisamente ora il dito termina il proprio movimento e riconosco inequivocabilmente la faccia che avevo sempre vista e non quella di poco prima, troppo mogia, e opaca. La testa è rivolta non più verso il basso, anzi è posizionata ben diritta e fiera verso la propria immagine, riflessa nello specchio. Lo sguardo è adesso ringalluzzito, il viso, ne sono certo, più luminoso di prima. Lì risiede la sua superiorità, nel naso. Tanto è vero che è lo stesso naso che dirige il suo sguardo sulle persone, gli oggetti e sui fatti del mondo. Mi guardava nelle palle degli occhi, le guardavo il naso, la prominenza. Mi sottoponeva a reprimenda, mi puntava con l'indice? Io credevo col naso. La mia conoscenza di quella parte di famiglia avvenne pressoché completamente quella sera, e fu da quella scoperta che se vedo qualcuno che si stizzisce di fronte alle altre persone, so cosa ha fatto la sera prima.


Articolo di: Ciuffaldino pubblicato alle: 14:41 | link | commenti (1) |
vita, scrittura, ironia in prosa

domenica, 06 gennaio 2008
Sognando la Preesistenza



E' un po' di tempo che mi pongo continuamente una domanda:

Se avessi potuto, prima di nascere, come avrei progettato la mia vita per trascorrerla felicemente?

La risposta più frequente che ho avuto dalle persone (non tutte!), e che mi aspetto nasca dalla mente della maggioranza, é: avere un lavoro e molti soldi.
Beh, in sé stesse non sono richieste assurde però c'è da fare un paio di considerazioni che considero peculiari.
Il contenuto di questa risposta è strettamente condizionato dal sistema attuale. Per fare una metafora, avendo la possibilità (almeno ideale) di cambiare il percorso del treno su cui viaggiare, ci limitiamo a preoccuparci di trovare un posto vicino al finestrino.
D'altro canto, vorrei mettere in discussione il pilastro (costituzionalmente decantato) del nostro vivere quotidiano: il lavoro. Perché si lavora? Per avere dei soldi oserei opinare, altrimenti ci sarebbe qualcuno che lavorerebbe gratis(*)... E con questi soldi quali beni e servizi si acquistano?

  • Cibi e bevande: 18,9%
  • Servizi sanitari e spese per la
    salute: 7,5%
  • Altro: 73,6%
(fonte: ISTAT)

Quindi, emerge da questi dati il fatto che lavoriamo pricipalmente non per soddisfare i nostri bisogni primari, bensì per pagare le tasse, fumare, vestirci, energia, ca**ate per la casa, trasporti, comunicazioni, tempo libero (perché spendere per questo?), etc.
Discorso a parte merita l'abitazione (31,9% delle spese). Mi chiedo e vi chiedo: per quale astrusa ragione bisogna pagare così tanto e in maniera continua durante la propria vita per avere una casa? Non basterebbe forse (in un sistema diverso e senza affitti ovviamente) costruirla una volta per tutte e ripararla ogni tanto se necessario?

Con queste poche righe non intendo fare altro che far pensare, immaginare e possibilmente scegliere uno stile di vita diverso e migliore... Sono convinto che non ci sia bisogno di una preestistenza per vivere in maniera (anche se di poco) originale, evitando di scorrere  verso la morte in maniera passiva. Sarebbe la peggiore delle rese perché autoimposta.

(*): Certamente, non considero la irrisoria ma onorevole minoranza che si cimenta in attività di solidarietà senza ricevere un soldo.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 14:22 | link | commenti |
vita


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