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martedì, 06 maggio 2008
La Via Della Verità


("La bocca della verità", Carmen D'Auria)


INTRODUZIONE

In ogni frangente della nostra esistenza, dall'infanzia fino agli ultimi istanti, scambiamo informazioni con l'ambiente che ci circonda. Con l'avvento di nuove tecnologie, si pensi a internet, oggi possiamo fare ciò con più velocità e un numero sempre maggiore di persone.
E' da notare il fatto che non esiste solo la trasmissione orale e scritta delle informazioni. Quando andiamo al bar e paghiamo il caffè consumato stiamo esprimendo il nostro potere di bere quella bevanda; il denaro, in questo caso, è il linguaggio che codifica questo tipo di informazione. Fare un gestaccio al collega automobilista intraprendente significa comunicargli il nostro disappunto (se non altro...). Anche l'assenza di informazioni, in opportune circostanze e condizioni, vincola decisamente il nostro agire. Altri esempi “atipici” di comunicazione li lascio individuare al lettore curioso.
Tuttavia, la maggior parte delle informazioni ricevute nella vita quotidiana è per via indiretta. Basta pensare alle cronache di guerra fatte da giornalisti, i quali a loro volta le hanno riprese da altre fonti, magari a noi sconosciute. Questi fatti rimbalzano di persona in persona, di paese in paese, spesso dopo varie traduzioni (p.e. dall'arabo all'inglese all'italiano). A questo punto assume un'importanza centrale l'interpretazione, o meglio la veridicità, delle rappresentazioni di pezzi di realtà non osservati direttamente. Chi non si è mai fatto domande del tipo “Ma sarà vero quello che si dice sui quotidiani?”, “Mi devo 'fidare' dei telegiornali?”, “X dice A, Y afferma 'non A', l'esatto contrario: chi mente?”.
Nel presente articolo cercherò di fare un po' di luce sul concetto che si ha di verità, pur essendo sfuggente il più delle volte. Mostrerò il collegamento stretto che esiste tra la verità, la percezione della realtà e le sue interpretazioni e rappresentazioni, conoscenza e comprensione. Con un esempio metterò in luce il ruolo che hanno gli schemi mentali, gli orientamenti (politici, sociali, religiosi e così via) e, in generale, la soggettiva esperienza tutte le volte che entriamo in relazione con l'esistente.
Dedicherò un consistente spazio a un possibile approccio, non certo la soluzione ultima, per provare ad avvicinarsi alla tanto agognata verità tutte le volte che non si ha la possibilità di osservare in prima persona un dato fenomeno. Per fare ciò proporrò una serie di condizioni necessarie, frutto della mia esperienza sebbene limitata dell'argomento qui in esame.
L'approccio suddetto nasce per contrapposizione alla manipolazione che i media attuano nei confronti della popolazione; il loro obiettivo è quello di vincolare la nostra percezione sui dei binari prefissati e quindi determinare il nostro agire. Tutto ciò, dettato da gruppi di potere per evidenti fini economici, è realizzato con tecniche spesso sottili e di difficile individuazione. La manipolazione è la tensione alla falsità, a una visione distorta e parziale di tutto ciò che ci circonda.
L'ultima parte la utilizzerò per illustrare delle mie personali considerazioni sulla tanto sbandierata “libertà di informazione” e quella, ignorata di fatto, legata alla espressione delle proprie idee.


UNO STRANO RISVEGLIO

Immaginate che un bel mattino, mentre state ancora dormendo, vostro padre entri nella vostra camera e vi dica che il Sole si è spento. Supponendo che questo non vi lasci indifferenti, cosa fareste come prima cosa? Beh, io sinceramente mi chiederei se ciò sia vero oppure no. Non mi fiderei di quanto affermato da mio padre (riconosciuto burlone...) e vorrei verificare, aprirei le persiane e osserverei il cielo. Se vedessi il Sole splendere più che mai ne concluderei che mio padre mi ha mentito. Consideriamo quest'evenienza.
In pratica è successo questo:

1) Ho ricevuto da una fonte un'informazione;
2) Ho messo in dubbio quanto da essa appreso;
3) Ho confrontato l'informazione ricevuta, il set di informazioni che già possedevo per esperienza (il Sole emette luce visibile, le 10 fanno parte delle ore diurne, etc.) e le informazioni raccolte mediante osservazione diretta della realtà;
4) Seguendo uno schema concettuale coerente, cioè - per definizione - privo di contraddizioni, ne ho concluso che mio padre mi ha raccontato il falso spudoratamente.

Dall'improbabile esempio appena esposto emergono tanti aspetti interessanti e generali dell'informazione.
Innanzitutto la tensione alla verità appare legata alla mia tensione verso una comprensione e conoscenza della realtà. Per fare ciò ho deciso di verificare mediante osservazione, e ciò mi ha imposto un certo sforzo fisico e mentale.
In secondo luogo, un'informazione non è vera o falsa tout-court e isolatamente, ma è solo verificabile mediante confronto con altre.
E' da notare inoltre l'evidente carattere di località di determinate informazioni, ovvero esse sono sempre relative a una rappresentazione di pezzi di esistente fotografati in un luogo e in un tempo. Nell'esempio questo aspetto prende forma nella domanda: “Chi mi assicura che il Sole non si sia spento (istante t1, osservazione di mio padre) e poi riacceso (istante t2, mia osservazione)?”.
Per ovviare a ciò ho supposto che il Sole non si può spegnere per così poco tempo. Ho costruito cioè un modello di evoluzione della realtà che mi permettesse di confrontare con rigore informazioni relative a momenti differenti (il posto coincideva).
A tal proposito tante, troppe volte si sentono argomentazioni assurde, frutto di confronti partoriti con troppa leggerezza. Immaginiamone uno:
“Negli USA si guadagna più che in Italia, quindi là (economicamente) si vive meglio”.
Sarà corretta questa deduzione? E se negli USA, per fare la spesa, si spendesse il doppio che in Italia?
Non si possono paragonare con serietà informazioni relative a contesti differenti, senza creare dei modelli di raccordo o comunque senza aggiungere altre informazioni su sui basare le nostre argomentazioni. La via della semplificazione spesso è zuccherosa, ma ci allontana dalla verità.


PERCEZIONE, RAPPRESENTAZIONE, INTERPRETAZIONE

Ogni volta che interagiamo con la realtà la percepiamo, raccogliamo delle informazioni attraverso i nostri sensi, le memorizziamo e le elaboriamo, infine agiamo. Quando vogliamo trasmettere opportune informazioni utilizziamo rappresentazioni che siano comprensibili da altri.
Il pittore dipinge un paesaggio o un'emozione, il sordomuto utilizzerà dei gesti, il giornalista combinazioni di segni apposti su fogli di carta o sul web, e così via. Chi riceverà queste informazioni non conoscerà la realtà descritta dalla fonte, ma una sua rappresentazione. Nel momento in cui egli vorrà migrare verso la realtà dovrà intraprendere un percorso di interpretazione.
L'aspetto centrale che permea queste tre fasi è la soggettività.(1) Proverò, con un esempio, a esplicitare ciò e trarre delle conclusioni che abbiano una certa generalità.
Supponiamo che un vostro amico palestinese vi esponga le vicende e le motivazioni della prima intifada, mentre un altro, ebreo, vi racconti qualcosa di completamente diverso. A priori si può solo affermare che essi hanno percepito e quindi rappresentato un identico fenomeno in maniera sostanzialmente differente. In questo caso la verità e la falsità sono confuse, o meglio, combinate.
Anche commissionando a uno storico cinese o svedese il compito di analizzare con estremo rigore e distacco la situazione israelo-palestinese di quel periodo, la rappresentazione che verrà fuori sarà “più vera” di quella proposta dai nostri amici? Perché?
Il mio punto di vista è che non si può pretendere di capire fenomeni così complessi limitandosi a osservare il mondo con le lenti del “bene o male”, “nero o bianco”, “giusto o sbagliato” e altri concetti binari di sorta.
Credo che la cosa più sensata da fare sia raccogliere tutte le informazioni possibili, anche discordanti, ed è necessario preferire all'aut-aut l'et-et nel collegarle, per poter costruire uno schema complesso del fenomeno in esame e quindi formare il nostro pensiero a riguardo.(2)
Questo ovviamente non vuol dire che non esistano (rappresentazioni di) fatti devianti dalla conoscenza, ovvero “falsi” se si preferisce, ma anche loro hanno un preciso significato su cui meditare. Parlerò di questo più in là, nella parte dedicata alla manipolazione dei media.


UN POSSIBILE APPROCCIO

Da più parti mi è giunta la richiesta di enunciare un metodo che permettesse di giudicare, in maniera oggettiva, le informazioni che riceviamo. Quello che ho scritto finora dovrebbe dimostrare che un tale “crivello di Eratostene” non lo conosco e, sinceramente, penso non esista.
Comunque posso esprimere il mio punto di vista ovvero il mio personale approccio, per quanto vale e sia estendibile a chi leggerà questo articolo, snocciolando un set di regole da seguire che reputo necessarie per realizzare lo scopo fissato. Per “Verità”, se non fosse ancora chiaro, intendo la comprensione della realtà e possibili sue evoluzioni. Non altro.

A) Postulato di sincerità.
Una fonte non mente senza una ragione, ma per precisi e verificabili interessi.

B) Analisi delle fonti.
Una fonte è una persona, non una macchina. Essa ha degli orientamenti sociali, culturali, politici nonché  delle tensioni di natura economica. Individuare queste ultime, soprattutto, e collegarle con l'oggetto dell'informazione che la fonte trasmette, rappresenta la fase fondamentale nel giudicarne l'autorevolezza.

C) Fonti orizzontali e verticali.
Per comprendere appieno un determinato fenomeno (e non rischiare di prendere abbagli!) è necessario confrontare informazioni provenienti da fonti differenti. Questo purtroppo non basta. Bisogna capire se esse sono indipendenti oppure, per interessi simili, si “allineano” magicamente.
Diffidare delle campane che suonano la stessa nota!
D'altro canto, informazioni che viaggiano di fonte in fonte perdono inevitabilmente attendibilità, essendo il frutto di interpretazioni di interpretazioni. In questo processo intervengono quasi sempre  fenomeni assai naturali e incontrollabili come traduzioni infelici(3), errori nelle trascrizioni, incomprensioni, omissioni, riassunti di riassunti, etc. etc. etc. che finiscono per stravolgere il messaggio originario.
L'informazione più verosimile è quella “a Km 0”.

D) Interazione con la fonte.
Occorre porre particolare attenzione a tutte le informazioni che si ricevono senza volerlo, in maniera unidirezionale, violenta. Mi riferisco principalmente ai media tradizionali, ma non solo. Anche la propaganda contenuta p.e. in un cartellone pubblicitario, a ben pensarci, rientra in questa categoria.
Bisogna cercare di interagire con la fonte, comunicare, diminuire in questo modo la “distanza” da essa, in tutti i modi possibili. Su internet alcuni giornali online offrono la possibilità di lasciare dei commenti o inviare email private agli autori degli articoli. E' un esempio, primordiale e approssimativo per ora,  di informazione democratica.(4)
Rappresentazione e interpretazione dei fatti sono soggetti a evoluzione poiché, come la realtà (fonte e ricevente compresi!), non sono per loro natura univoche e immutabili.

E) Il dubbio necessario.
Principio che riassume quanto ho scritto finora, e comprende l'atavica curiosità dell'uomo tesa al raggiungimento del cuore delle cose. Il pericolo è che il mondo ce la strappi. Senza che ce ne accorgessimo.


L'OSTACOLO DELLA MANIPOLAZIONE

Sempre con maggiore efficacia (le persone che lavorano presso) i media, spinti se non controllati da gruppi di potere politico-economico-finanziario, mettono in atto un insieme di tecniche volte a determinare il comportamento dei loro fruitori.(5) Per raggiungere ciò, i media espongono i fatti mediante delle opportune rappresentazioni della realtà affinché esse diventino credibili agli occhi di colui che le interpreterà sfruttando le sue stesse paure, le sue insicurezze, la sua solitudine, le sue tensioni individualistiche, i suoi pregiudizi, le associazioni affrettate di idee che farà, la sua volontà di eccedere nella semplificazione.
L'informazione, come qualsiasi altro bene di consumo, viene propinato a un target di persone di cui colonizzare l'immaginario per raggiungere determinati scopi.(6)
Per dare sostanza a queste considerazioni e non sembrare il solito complottista, ecco alcuni esempi di quotidiana manipolazione:(7)

A) Manipolare con i numeri.
Si può anche “mentire” citando dei numeri e delle percentuali accuratamente documentate, appoggiandosi con furbizia all'assoluta obiettività delle cifre, comunemente così percepita.
Analizziamo p.e. alcuni aspetti e la fondatezza del concetto di “media matematica”, di cui si sente parlare ovunque e da chiunque.
Dire che, mediamente, gli stipendi sono aumentati in un periodo di tempo e associare ciò a un generale miglioramento delle condizioni economiche di una data popolazione non ha alcun senso. Può essere accaduto che una stretta minoranza di cittadini si è arricchita a dismisura; e gli altri?
Una quantità media, se non è accompagnata da un parametro che misuri la dispersione dei dati (nel nostro caso gli stipendi di ogni singolo cittadino) da essa, non ha alcun significato.
I matematici a questo parametro hanno dato pure un nome: deviazione standard oppure scarto quadratico medio. Chiedetelo/cercatelo SEMPRE!
Mentire con le percentuali è altrettanto facile.
Mettiamo che Mario abbia 2 caramelle e Luigi gliene dia 1: le caramelle di Mario sono aumentate dunque del 50%.
A questo punto Luigi si riprende la sua caramella: le caramelle di Mario sono diminuite adesso del 33%.
Dunque 50 meno 33 fa 17: globalmente le caramelle di Mario sono aumentate del 17%. Dov'è l'errore? Ricordare il carattere locale dell'informazione!

B) Bombardamento.
Spesso una notizia di dubbio interesse diventa per incanto importante per il fatto che “se ne sente parlare” in continuazione. In questo modo si allontana l'attenzione della collettività da argomenti che sono per essa determinanti quali servizio sanitario, debito pubblico, durata dei processi e così via.

C) Associazione di notizie.
Se per mesi si citano fatti di sangue i cui responsabili (più o meno palesemente) sono extracomunitari si finirà per associare l'idea di straniero a quello di delinquente “per natura”.(8) E questo implica delle conseguenze sociali e politiche sotto gli occhi di tutti.
Altri esempi, come al solito, li lascio individuare...

D) Fatti fumosi.
Un fatto, affinché venga recepito con efficacia e da un numero considerevole di persone, deve essere
riproposto più volte attraverso i media.
Si fa volutamente il contrario con delle informazioni reputate “scomode”.
Un sottoprodotto osceno di tale manipolazione è il cosiddetto “panino” di notizie nei telegiornali. Ovvero si trasmettono tre servizi, di cui il primo e il terzo (in ordine temporale) durano p.e. 5 minuti ciascuno mentre il secondo pochi secondi. Praticamente nulla di quest'ultimo resterà impresso nella mente del telespettatore.
Un simile ragionamento è possibile farlo con la carta stampata, osservando l'estensione degli articoli della prima pagina nonché la dimensione, il colore e il tipo dei caratteri utilizzati per le varie notizie. E nelle pagine successive...

E) Varietizzare l'approfondimento.
In alcune trasmissioni (radio e TV) di cosiddetto approfondimento si invitano soubrette di coscia lunga, comici di infimo rango, vignettisti cialtroni e altri nani. La funzione di questi figuri è quella di abbassare il livello di approfondimento, varietizzandolo.
Sulla stessa linea di orizzonte è la scelta di canzonette divertenti nei servizi dei tg in cui si parla di argomenti raccapriccianti come l'inflazione, i rifiuti, la mercificazione delle emozioni, e così via.
Vi siete mai chiesti perché i tg sono sempre “impaninati” fra trasmissioni tipo soap opera, PUBBLICITA', telefilms, quiz e altri varietà per cerebrolesi? La realtà mediatica è un frattale di “panini”?

F) Acquisto di empatia.
Per giustificare l'attendibilità di un fatto proposto, un media mette con solerzia al corrente il fruitore che l'identico fatto è stato trasmesso anche da altre fonti di differente orientamento politico, religioso, sociale, etc.
Facendo così allargano lo spettro di individui che reputeranno vera quell'informazione e autorevole di conseguenza la fonte.

G) Fonti generiche od omesse.
Non solo nel mondo dei media, spesso una fonte afferma di aver appreso un'informazione “da autorevoli fonti” senza citarne il nome specifico.
E' il modo migliore per trasferire la  responsabilità di quanto si afferma verso fonti ignote e, cosa ancor più grave, non si dà al ricevente l'informazione la possibilità di verificare.
Omettere le fonti quando si trasmette un'informazione presa da altri toglie gran parte di fondatezza ad essa. Purtroppo in molti non la pensano così, giudicando oro colato p.e. dati “scientifici” snocciolati con leggerezza, preparati ad-hoc per la sua credulità.

H) Gli esperti.
I media ultimamente ingaggiano personalità famose/popolari elevandole al grado di esperti mediante l'odience. Si utilizzano questi altri nani per propagandare idee di comodo (vanno di moda pareri “scientifici” che di scientifico, dimostrabile con l'esperienza, non hanno nulla).
Cito un noto oncologo, Umberto Veronesi, che parla in TV degli inceneritori come fossero suffumigi per la cura della tosse.(9)

I)Il silenzio.
E' la peggiore forma di manipolazione. I media tacciono senza vergogna su un insieme di fatti che, se la maggioranza della popolazione li conoscesse, scoppierebbe una rivoluzione domani mattina (almeno questa è una delle mie speranze più recondite, altrimenti non starei ora, alle 4 di notte, a scrivere queste cose).
Cito solo il signoraggio bancario(10) e i legami tra le mafie e i poteri cosiddetti legali.(11)
Le informazioni vanno cercate e internet è un mezzo utilissimo per trovarle.
E poi sarebbe buona cosa leggere dei buoni libri, e non solo nel tempo libero o per “fare l'esame”.

Il punto L) dell'elenco (e i successivi) li lasci scovare al lettore che abbia la volontà di andare avanti nella ricerca e nell'approfondimento/integrazione/correzione di quanto suddetto. Credo di aver acceso almeno qualche dubbio a mo' di miccia dentro di lui. Era nei miei intenti. Se non ci sono riuscito ho fallito miseramente.


CONCLUSIONI

“Viviamo nell'era dell'informazione”

Quest'espressione la si sente di continuo. Forse è proprio così, ma è un peccato che essa venga equiparata e percepita come libertà di reperire un numero praticamente illimitato di informazioni, non scambiarle con altri. Sarebbe quindi più corretto parlare dell'era della trasmissione su larga scala di informazioni ad opera di un ristretto numero di individui.
L'unidirezionalità e l'oligarchia nella trasmissione massiccia delle informazioni non fa altro che dividere gli individui. Siamo più (dis)informati, ma sempre più soli.
L'informazione viene vista dalla moltitudine come una merce da acquistare, alla stregua di un panino o una bevanda fresca, per appagare un bisogno individuale, contingente, meccanico, quotidiano, fine a se stesso. Ciò toglie all'informazione la sua principale funzione: permettere al suo possessore di agire con cognizione relazionandosi con la realtà che lo circonda, suoi simili compresi.
In poche parole: “Lo so, e ora?”.
La lotta di questo XXI secolo, che credo sia opportuno progettare e portare avanti, riguarda quella libertà di espressione che le persone non hanno mai posseduto di fatto, se non nella limitatezza spaziale e temporale del quotidiano andazzo (lavoro, famiglia, amici, etc.).(12)
Poter comunicare con efficienza e efficacia permette di mettersi in relazione con il mondo transpersonale prima e interpersonale poi, quindi pensare in termini collettivi, organizzarsi per raggiungere degli obiettivi sociali/comuni di largo raggio. Per fare ciò sarà indispensabile capire e utilizzare al meglio i “links deboli”(13) che collegano di norma diversi gruppi consolidati di persone (finché esisteranno!); il concetto di “rete di associazioni” ne è solo un esempio, che è già diventato realtà.
(14)


NOTE

(1): Si veda l'articolo "La (non)-percezione della realtà" di Luca Bertolotti (http://urlin.it/ff5c).
(2): Per un approccio sistemico alla realtà si vedano "Esseri Collettivi" di Gianfranco Minati (http://urlin.it/ff5d) e "Link [...]" di Albert-Laszlo Barabasi (http://urlin.it/ff5e)
(3): A titolo di esempio, ecco la disinformazione del MEMRI secondo il giornale online megachip.info: http://urlin.it/ff5f
(4): Si vedano a tal proposito il concetto di "Giornalismo Partecipativo" (http://urlin.it/ff61), http://www.luogocomune.net e http://www.radiobase.net
(5): Quest'argomento è stato l'oggetto di studio di Noam Chomsky. Per dei suoi articoli a riguardo ed estratti di suoi libri si veda qui: http://www.tmcrew.org/archiviochomsky
(6): "Colonizzare l'immaginario" è un'espressione coniata dal maggiore esponente della decrescita Serge Latouche; ecco un suo articolo a riguardo: http://urlin.it/ff62
(7): Fare riferimento a "Il problema della manipolazione: peccato originale dei media?" di Guido Gili (http://urlin.it/ff63) e alla rubrica di
megachip.info sull'argomento (http://urlin.it/ff64)
(8): A proposito cito un articolo di Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Irene Campari, Saimir Mile pubblicato su secondoprotocollo.org: http://urlin.it/ff65
(9): La fonte è questa: http://urlin.it/ff66
(10): Si veda la tesi di laurea di Salvatore Tamburro su questo argomento: http://urlin.it/ff67
(11): Consiglio di leggere "Il sistema mafia. Dall'economia-mondo al dominio locale" di Fabio Armao (http://urlin.it/ff68) per rendersi conto di quest'aspetto delle mafie ignorato puntualmente dai media.
(12): Un illuminante articolo di Raphaël Meyssan pubblicato su voltairenet.org analizza la questione inerente le sostanziali differenze tra "libertà di espressione" e "libertà di informazione": http://urlin.it/ff6a
(13): Si veda "Link" di Barabasi (cit.), pagg. 45-59.
(14): Un caso emblematico di rete di associazioni nata nel 1999: La Rete Lilliput (http://urlin.it/ff6b)

Chiedo venia ai lettori per eventuali inesattezze.

Roberto Lepera

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 23:52 | link | commenti |
comunicazione, informazione, democrazia

venerdì, 25 aprile 2008
Laboratori maieutici del 29 aprile


I prossimi laboratori maieutici sulle mafie si terranno martedì 29 aprile, ore 21:00, presso la Facoltà di Lingue - Palazzo Curini, in via Santa Maria n.89, Pisa (vedi mappa).

In questo incontro si sperimenterà una tecnica di scrittura collettiva nonché un nuovo approccio per favorire la comunicazione e l'interazione all'interno del gruppo stesso, mediante l'utilizzo di grafici.
Inoltre verrà illustrato e, perché no, messo in discussione, un progetto di Cantiere Artistico che dovrebbe partire dalla prossima estate in un quartiere di Palermo.

Ci tengo sempre a precisare il fine di questi incontri: cercare uno o più obiettivi COMUNI sul tema mafie e, se possibile, realizzarli INSIEME. Senza leader o capi carismatici di sorta.
La maieutica è solo una tecnica per favorire questo processo di evoluzione collettiva.
Se volete, al tal proposito, fatevi un giro qui:
La maieutica come metodo? [...] di Daniele Novara

"Il mondo sociale è oggettivo perché si presenta all'uomo come qualcosa di esterno a lui. La questione decisiva è se egli conservi o no la consapevolezza del fatto che, per quanto oggettivato, il mondo è opera sua e può quindi essere modificato da lui."
Berger e Luckmann

"Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne."
Danilo Dolci

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 19:16 | link | commenti |
nonviolenza, comunicazione, democrazia, mafie, partecipazione attiva, progetto magna grecia

sabato, 05 aprile 2008
Laboratori maieutici del 7/8 aprile


(Clicca qui per ingrandire l'immagine)

I prossimi due laboratori maieutici sulle mafie si terranno lunedì 7 e martedì 8 aprile alle ore 21 al CinemaTeatroLux in piazza Santa Caterina n.6 a Pisa (vedi sulla mappa).

Viste le critiche mosse negli ultimi tempi, del tipo "si parla e non si fa niente di concreto", è necessario precisare che durante i laboratori si possono (ci mancherebbe...) esporre idee su come agire per estirpare il fenomeno mafioso. Nuove o vecchie che siano. E poi il gruppo deciderà se farle proprie, modificarle, integrarle, etc. La cosa fondamentale è che non ci sia nulla di preconfezionato e dettato da leader reali o presunti, a cui aderire in maniera acritica. Non è nello spirito di quest'associazione (almeno per ora).

Cliccando qui potrete consultare gli articoli sui laboratori precedenti.

Dimenticavo... Ricordate di portare una tazza.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 17:54 | link | commenti |
nonviolenza, comunicazione, democrazia, mafie, partecipazione attiva, progetto magna grecia

giovedì, 03 aprile 2008
Organizziamo i laboratori maieutici/4


La prossima riunione spertejana si terrà sabato 5 aprile alle ore 21:00. Si discuteranno gli ultimi dettagli per gli appuntamenti del 7/8 aprile. L'appuntamento è al suddetto orario davanti al dipartimento di Matematica (clicca qui per sapere come arrivarci).

Per chi volesse partecipare via Skype, il contatto da chiamare è spertejo.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 21:44 | link | commenti |
nonviolenza, comunicazione, democrazia, mafie, partecipazione attiva, progetto magna grecia

martedì, 01 aprile 2008
Organizziamo i laboratori maieutici/3

La prossima riunione si terrà domani, martedì 2 aprile alle ore 16:00 a casa di Eleonora (se saremo in pochi...). Comunque l'appuntamento sarà alle 15:45 in Piazza dei Cavalieri. Si discuterà dell'organizzazione dei prossimi laboratori maieutici sulle mafie del 7/8 aprile, nonché della distribuzione delle locandine del lux a chi vuole affiggerle.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 22:53 | link | commenti |
nonviolenza, comunicazione, democrazia, mafie, partecipazione attiva, progetto magna grecia


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