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martedì, 23 maggio 2006
Eleuteria

1377493124zattere consunte da salsedine inesorabile,per oceani senza nome,fendono,calde di sole,diamanti di luce e portano a isole sognate,nelle notti infinite delle magie narrate,di quelle storie inventate che insegnano a credere ;libri su cui attraversare orizzonti in fiamme,verso desiderati lidi di sconosciuto sapere.
-Eleuteria è il porto dei lettori,che possono consigliare,esprimere opinioni di qualsiasi genere sui libri letti.

Articolo di: brinsa pubblicato alle: 18:21 | link | commenti (10) |
consigli, iniziative


Commenti
#1    25 Maggio 2006 - 09:51
 
"L'anno dei miei novant'anni decisi di regalarmi una notte di amore folle con un'adolescente vergine." Le prime parole di "memoria delle mie puttane tristi", ultima opera dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez, sono lapidarie, ma in poche pennellate offrono al lettore un'efficace panoramica dell'intero romanzo: è la storia di un giornalista dedito ad amori mercenari, che mai ha davvero amato una donna. Per i suoi novant'anni decide di regalarsi l'esperienza di un'amante bambina, avvertendo ormai l'ombra della morte, ma finisce inaspettatamente per scoprire il vero amore, o quello che ad egli appare tale. Un'opera diversa dal classico Marquez, lontano dal "realismo magico" di cent'anni di solitudine e per questo fortemente criticato; d'altronde, come lo stesso Marquez ha confessato, l'impeto narrativo dei primi tempi è stato ormai soppiantato dal disincanto e dall'amarezza. E' un libro che ho apprezzato, ma che consiglio solo a chi ama davvero Marquez.
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#2    25 Maggio 2006 - 15:15
 
"Il lupo della steppa",la più audace opera che Hesse abbia mai scritto, "un atto d'accusa contro il tempo che lo ospita,una critica alla decadenza della civiltà occidentale,che svolge, con un procedimento quasi espressionistico,il tema della lotta tra la bestialità e la sanità di un anima d'eccezione". Harry Haller si fa emblema di una condizione di infelicità esistenziale,che si alimenta e alimenta la dicotomia dell'animo tra sensualità e spiritualità,istinto e ragione,bestia ed uomo.Sarà una donna,dall'intelligenza incolta,a sanare la frattura indelebile della coscienza del protagonista,ad iniziarlo alla saggezza della vita superficiale.Opera autobiografica,istantanea fedele di un "lupo della steppa",uno tra tanti,che si rifugia nella propria psiche e da lì inizia a creare un altro mondo.Un libro per chi,attraverso la psicologia di Hesse,cerca nuovi varchi da cui affacciarsi per vedere la vita,nuovi spunti di riflessione e di critica.
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#3    25 Maggio 2006 - 16:25
 
Ho iniziato a leggere liberi per piacere da circa un anno (prima ne ho letti 1 o 2 su costrizione), non ne ho letti tanti e la mia cultura è molto scarsa in questo campo. Qualche tempo fa ho letto "Cuori in Atlantide" di Stephen King e non mi è piaciuto. All'inizio sembrava molto interessante, ma dopo circa un quarto del libro mi sono davvero annoiato. Non mi è piaciuto il modo in cui sono descritti i sentimenti e le sensazioni dei personaggi, avevo parecchia difficoltà nell'immedesimarmi nelle varie situazioni. Questo forse anche perchè non apprezzavo i comportamenti di nessuno dei personaggi, che mi erano quasi tutti antipatici. Inoltre la trama mi è sembrata davvero lenta e noiosa, niente di interessante e di coinvolgente. Leggevo ogni pagina con la speranza di trovare nella pagina successiva qualcosa che mi allettasse.. poi ho letto l'ultima pagina ormai senza speranza. Come ho detto, ho letto davvero pochi libri e "Cuori in Atlantide" è l'unico libro di Stephen King che ho. Lo ha letto nessun'altro? Che ne pensate? Mi potreste consigliare un altro libro di Stephen King?
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#4    25 Maggio 2006 - 17:17
 
Io di Stephen King ho letto "il miglio verde" dopo aver visto il film con Tom Hanks...penso che sia un bel libro, soprattutto nelle descrizioni, prova a leggere quello...io l'ho divorato in tre giorni!!! se vuoi te lo presto
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#5    25 Maggio 2006 - 17:18
 
Per Desdemone000,
ho letto un pò libri del "Re del brivido",soprattutto in passato,ammetto che Cuori in Atlantide è uno dei miei preferiti,ma effettivamente è molto poco lineare nella trama,con una introspezione dei personaggi frammentaria,discontinua;forse,se vuoi davvero leggere un altro libro di Stephen King,potresti provare con "la metà oscura",non ti anticipo la trama,ma ti auguro una buona lettura :) .
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#6    26 Maggio 2006 - 05:18
 
"Hurbinek era un nulla, un figlio della morte, un figlio di Auschwitz. Dimostrava tre anni circa, nessuno sapeva niente di lui, non sapeva parlare e non aveva nome: quel curioso nome, Hurbinek, gli era stato assegnato da noi, forse da una delle donne, che aveva interpretato con quelle sillabe una delle voci inarticolate che il piccolo ogni tanto emetteva. Era paralizzato dai reni in giù, ed aveva le gambe atrofiche, sottili come stecchi; ma i suoi occhi, persi nel viso triangolare e smunto, saettavano terribilmente vivi, pieni di richiesta, di asserzione, della volontà di scatenarsi, di rompere la tomba del mutismo. La parola che gli mancava, che nessuno si era curato di insegnargli, il bisogno della parola, premeva nel suo sguardo con urgenza esplosiva: era uno sguardo selvaggio e umano ad un tempo, anzi maturo e giudice, che nessuno fra noi sapeva sostenere, tanto era carico di forza e di pena.
Nessuno, salvo Henek: era il mio vicino di letto, un robusto e florido ragazzo ungherese di quindici anni. Henek passava accanto alla cuccia di Hurbinek metà delle sue giornate. Era materno più che paterno: è assai probabile che, se quella nostra precaria convivenza si fosse protratta al di là di un mese, da Henek Hurbinek avrebbe imparato a parlare; certo meglio che dalle ragazze polacche, troppo tenere e troppo vane, che lo ubriacavano di carezze e di baci, ma fuggivano la sua intimità.
Henek invece, tranquillo e testardo, sedeva accanto alla piccola sfinge, immune alla potenza triste che ne emanava; gli portava da mangiare, gli rassettava le coperte, lo ripuliva con mani abili, prive di ripugnanza; e gli parlava, naturalmente in ungherese, con voce lenta e paziente. Dopo una settimana, Henek annunciò con serietà, ma senza ombra di presunzione, che Hurbinek 'diceva una parola'. Quale parola? Non sapeva, una parola difficile, non ungherese: qualcosa come 'mass-klo', 'matisklo'. Nella notte tendemmo l'orecchio: era vero, dall'angolo di Hurbinek veniva ogni tanto un suono, una parola. Non sempre esattamente la stessa, in verità, ma era certamente una parola articolata; o meglio, parole articolate leggermente diverse, variazioni sperimentali attorno a un tema, a una radice, forse a un nome.
Hurbinek continuò finché ebbe vita nei suoi esperimenti ostinati. Nei giorni seguenti, tutti lo ascoltavano in silenzio, ansiosi di capire, e c'erano fra noi parlatori di tutte le lingue d'Europa: ma la parola di Hurbinek rimase segreta. No, non era certo un messaggio, non una rivelazione: forse era il suo nome, se pure ne aveva avuto uno in sorte; forse (secondo una delle nostre ipotesi) voleva dire 'mangiare', o 'pane'; o forse 'carne' in boemo, come sosteneva con buoni argomenti uno di noi, che conosceva questa lingua.
Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato in Auschwitz e non aveva mai visto un albero; Hurbinek, che aveva combattuto come un uomo, fino all'ultimo respiro, per conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito; Hurbinek, il senza-nome, il cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato col tatuaggio di Auschwitz; Hurbinek morì ai primi giorni del marzo 1945, libero ma non redento. Nulla resta di lui: egli testimonia attraverso queste mie parole." (Primo Levi - Se questo è un uomo)

"Ma nell'odio nazista non c'è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori dell'uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perchè ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre." (Primo Levi - Intervista in Appendice de "La tregua")

"Loro (gli occidentali) hanno inventato il mito del massacro degli ebrei e lo mettono al di sopra di Dio, delle religioni e dei profeti. Se qualcuno nei loro paesi mette in discussione Dio, non gli dicono nulla, ma se si critica il mito del massacro degli ebrei, gli altoparlanti sionisti e i governi al soldo del sionismo iniziano a sbraitare". (Mahmoud Ahmadinejad, Presidente dell'Iran - 14 Dicembre 2005)

-Se questo è un uomo-
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi)

-Noi-
Per noi sopravvissuti
è un miracolo ogni giorno
se amiamo, noi amiamo duro
come se la persona amata
potesse scomparire da un momento all'altro
e noi pure.
Per noi sopravvissuti
il cielo o è molto bello
o è molto brutto, le sfumature sono proibite.
Con noi sopravvissuti
bisogna andare cauti
perché un semplice sguardo storto
quello quotidiano
va ad aggiungersi ad altri tremendi
e ogni sofferenza
fa parte di una UNICA
che pulsa col nostro sangue.
Noi non siamo gente normale
noi siamo sopravvissuti
al posto di altri.
La vita che viviamo per ricordare
e ricordiamo per vivere non è solo nostra.
Lasciateci...
Noi non siamo soli.
(Edith Bruck)

Credo che non sia necessario aggiungere altro, se non consigliare qualche libro illuminante riguardo l'Eccidio:
-"Se questo è un uomo", "La tregua" e "I sommersi e i salvati" di Primo Levi;
-"Perché gli altri dimenticano" di Bruno Piazza;
-"La Chiesa cattolica e l'Olocausto" di Michael Phayer.

Consigli circa l'esistenza di altri libri interessanti sul tema sono ben accetti.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente rrronny

#7    15 Luglio 2006 - 16:37
 
Un libro che ho letto da pochissimo e che ho apprezzato tantissimo, non solo per lo spessore della trama e per l'approfondimento psicologico dei personaggi, ma anche per lo stile narrativo piacevolissimo è "La scelta di Reuven" di Potok.
Lo consiglio a chiunque, è davvero un romanzo stupendo.
E poi per rimanere sul marqueziano, un libro epopea, semplicemente ineguagliabile, magico ma anche storico(in un certo senso) è CENT'ANNI DI SOLITUDINE......il colonnello Aureliano Buendia, novello Guevara nella guerriglia di Macondo......bellissimo(chi ha apprezzato questo romanzo ascolti l'album "Terra e libertà" dei Modena City Ramblers)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Luquinho

#8    08 Ottobre 2006 - 18:38
 
«… e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?» .... così Tiziano Terzani dall'ultima tappa inizia il racconto della sua vita,attraverso un dialogo biografico di un padre al figlio.Dalle riflessioni,gli ideali e i sentimenti personali di un uomo vocato al giornalismo,scopriamo la storia da un punto di vista completamente soggettivo,incredibilmente curioso,sicuramente interessante.
"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani,l'ultimo libro che il giornalista scrittore fiorentino ci ha lasciato.
Lo consiglio anche a chi non ha mai letto nulla di T.T. .
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#9    08 Ottobre 2006 - 18:44
 
Non sei la prima persona a consigliarmi Terzani... Se ti va, ti faro' conoscere Salvatore, un patito di questo giornalista/scrittore.
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#10    24 Ottobre 2006 - 01:43
 
Melania G.Mazzucco in "Vita" racconta l'Italia disperata degli emigrati e per farlo sceglie una New York di inizio '900,sfondo perfetto di storia umana,di disagio quanto mai attuale,di vita normale,amara e crudele.Racconta l'italia di due bambini del sud,di due adolescenti,due adulti;la racconta con l'ironia triste e buffa dei bambini,alla ricerca continua della felicità,finchè smettono di crederci per diventare adulti."Vita" è uno dei libri,tra quelli letti,che mi ha maggiormente arricchito,sono passati alcuni anni daa pubblicazione,ma proprio ora che l'Italia è diventata l'America dei nuovi poveri,ne comprendo l'attualità e lo propongo agli utenti di Spertejo come uno dei più bei romanzi storici contemporanei... datemene conferma... o smentita :)
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