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martedì, 30 settembre 2008
Documentazione sulle nostre riunioni




Per far fronte alla richiesta (io credo sia una necessita') di scrivere le idee elaborate durante le riunioni che facciamo, ho creato una wiki-page:
http://it.spertejo.wikia.com/wiki/Pagina_principale

In generale, tutta la documentazione relativa alle nostre attivita' la potrete trovare al seguente indirizzo:
http://spertejo.altervista.org/documentazione.html
o cliccando direttamente sul tasto verde "DOCUMENTAZIONE" nella home-page, in alto, a destra.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 14:22 | link | commenti |
riunioni

venerdì, 19 settembre 2008
Alla ricerca di un significato




Ieri notte, pensando alla "condizione umana", nonche' a una sua possibile evoluzione, mi sono tornate alla mente alcune righe di Chaim Potok. Auspico, nel mio profondo, per chi voglia o vorra' in qualche modo migliorare la societa', "gli altri", a riflettere sul significato che Egli da' alle proprie azioni, ai propri pensieri, alle parole, all'esistente transpersonale. La fase della relazione, del "cambiamo insieme", sara' illuminata da una luce diversa, Nuova. Allora esistera' solo la felicita' collettiva. Estrema Bellezza.

"Gli esseri umani non vivono in perpetuo, Reuven. Viviamo meno di quanto dura un batter d'occhio, se si commisurano le nostre vite all'eternita'. Puo' quindi esser lecito chiedere qual e' il valore della vita umana. C'e' tanta sofferenza, in questo mondo. Che significa dover tanto soffrire se le nostre vite non sono nient'altro che un batter d'occhio? […] Reuven, ho imparato molto tempo fa che un batter d'occhio e' nulla, di per se stesso. Ma l'occhio che batte, quello si' che e' qualcosa. Lo spazio di una vita e' nulla. Ma l'uomo che la vive, lui si' che e' qualcosa. Lui puo' colmare di significato questo spazio minuscolo, cosicche' la sua qualita' sia incommensurabile, sebbene la quantita' possa essere irrilevante. Comprendi quel che dico? L'uomo deve colmare la sua vita di significato, il significato non viene attribuito automaticamente alla vita. È un compito duro, bada, e questo non credo che tu lo comprenda, per ora. Una vita colma di significato e' degna di riposo. E io voglio esser degno di riposo quando non saro' oltre quaggiu'. Comprendi quel che dico?" (Chaim Potok, Danny l'eletto, 1967)

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Articolo di: rrronny pubblicato alle: 15:45 | link | commenti (3) |
cultura, vita, psicologia, arte, filosofia, società

mercoledì, 17 settembre 2008
Paura dell'altro: un approccio filosofico

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Ho paura di te: sei l'altro, sei straniero

- di Rosa Ana De Santis - da altrenotizie.org

Piace l’analisi coraggiosa di Todorov sulla paura della diversità e le dinamiche che governano la relazione con l’altro nell’Occidente. Lo sguardo attento del filosofo sa andare oltre i fatti della storia, gli avvenimenti comunque cosi chiari che governano la cronaca della nostra epoca. In Francia sta per uscire La peur des barbares, che ritrae con cura il profilo culturale dell’uomo occidentale, dominato dalla paura e affogato nella fuga permanente dall’incontro con l’altro. L’analisi parte dalla differenza tra cultura e civiltà. Cade il confine da sempre ostentato tra civiltà e barbarie, dove per civiltà s’intende - per vizio storico e abuso di potere - il codice della nostra cultura. Il lavoro del filosofo sta proprio nel ricondurre il concetto di cultura a un grado di neutralità sul piano morale, che impedisca di costruire un’architettura di eccellenze culturali rispetto alle quali gli altri siano collocati in un grado di subordinazione. Gli altri sono gli stranieri.

All’altro sono associate le categorie concettuali che fuori dal recinto di casa nostra hanno sembianze poco note, odori e sapori che non sappiamo leggere e tradurre, che non sappiamo ricondurre con disinvoltura sotto l’egida dei nostri sistemi di pensiero. La lontananza, i linguaggi carichi di suoni irriconoscibili, il viaggio lungo strade lunghissime, carovane di umanità tartassata che arrivano a bussare alle nostre case in piena notte. Questo è oggi l’altro.

A seguito della perdita di vigore e sostanza nella diatriba interna tra destra e sinistra, tra comunismo e capitalismo, la dialettica ha spostato fuori il centro della propria anima. Oggi la filosofia è definitivamente uscita fuori dal sé, dal soggetto solitario che in modo autoreferenziale e monologico costruiva il mondo fuori attraverso le proprie categorie anche culturali. Oggi la filosofia vive nel concetto di relazione, grazie anche al contributo prezioso del pensiero femminista. E la relazione per eccellenza è quella che ci porta al cospetto degli altri. Quelli chiamati stranieri, ma trattati come barbari perché cosi percepiti, quelli che scatenano l’urgenza di analizzare e comprendere cosa sia l’integrazione, cosa la differenza, cosa il dialogo tra culture.

In evidenza sta la paura dell’Islam, uno dei temi più caldi e più strategicamente abusati per giustificare le politiche imperialiste e belliche dei nostri giorni. Non c’è dubbio che Endurity freedom con il nuovo Vietnam che ha generato ha potuto contare sul sostegno acritico dei cittadini statunitensi mossi dalla sola paura. Questo il parere di Tudorov. Un vento politico trasversale di oscurantismo e chiusura che ha sempre bisogno di un nemico semplice e ben identificabile da attaccare, aggredire, e dominare, ha coperto le teorie del dialogo e del multiculturalismo. Cosi le notizie che giungono dai nuovi fronti di guerra raccontano di prigionieri torturati, pratiche ingiustificabili in nome della lotta al terrorismo. Cosi le pratiche, anche quelle che addebitavamo ai barbari, sono – a quanto pare - roba di casa nostra. Cosi il terrorismo è caduto come un macigno su tutti i musulmani occultando le importanti differenze che stanno oltre questa definizione.

Todorov torna alla lezione degli illuministi, che è poi il sostrato teorico fondazionale di tutte la politica europea e la storia giurisprudenziale dei moderni stati nazionali. Niente più dell’Europa è un insieme di differenze, niente più della ricerca di uno strumento legislativo neutro ha potuto interrompere le guerre di religione e garantire la concordia di stati e statarelli diversi. Quello stesso senso della legge oggi può colpire pratiche barbare come la mutilazione dei genitali femminili, solo per fare un esempio, senza lanciare un’ombra di condanna a culture e a paesi, senza tracciare una geografia di culture giuste e culture sbagliate. Perché proprio la storia, e non solo la storia, ci dice quanta barbarie c’è al di qua del confine.

Ora, se la lezione di Todorov si nutre di un metodo di indagine filosofica che è poi quello classico della cultura post-kantiana, dove la relazione “io-tu” viene gestita da una rimozione della parte teoretico metafisica per una gestione solo pragmatica e dialogica del confronto, viene da chiedersi se questa sia al fondo la strada più completa; se la storia attuale non ci insegni piuttosto sia quanto questo stesso metodo speculativo sia figlio di una specifica cultura - e per questo scarso sulla soddisfazione procedurale - sia quindi se non debba integrarsi con altro.

Viene in mente il volto dell’altro nel linguaggio evocativo di Levinas. Viene in mente quel rialzo all’infinito, quell’assenza totale di paragone e confronto che sorge imprevisto e mai negoziabile nel confronto con l’altro. Come se quella relazione unica e univoca fosse ineffabile, sfuggisse all’analisi e alla regolazione pragmatica. Come se l’umanità dell’altro, prima ancora che poggiare le sue basi nel confronto tra culture e differenze, le poggiasse in una spinta verso l’alto, fuori dal piano orizzontale del mondo della vita, della sola fenomenologia.

Come a dire che molti dei nodi irrisolti del pensiero filosofico che governa lo studio del dialogo tra culture possano risiedere proprio nella rimozione della teoretica e della metafisica. Non della religione ovviamente. Eppure tutta la tradizione liberale e neo liberale sembrava potesse vincere proprio sull’assunto sperimentabile che ciò di cui non si potesse avere prova non andasse coinvolto nel piano della relazione intersoggettiva.

E se questo punto profondo di contraddizione non potrà essere risolto una volta per tutte e in modo univoco, sarà solo un’ulteriore conferma che sul concetto di umanità dovremo ancora ragionare a lungo, sempre più liberi dai dogmi della presunzione culturale, partendo da quel minimo assunto ontologico ed etico insieme che deve metterci nelle condizioni di riconoscere l’altro oltre il velo di diversi costumi, mentre vive in una diversa comunità e pensa un mondo diverso dal nostro. Sembra un passo semplice ed elementare eppure - Todorov dimostra - con puntuale precisione che la mistica dell’altro nell’idiozia di un corto circuito culturale è ancora ridotta a barbarie. E’ solo il tarlo della paura.

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Articolo di: rrronny pubblicato alle: 15:31 | link | commenti |

lunedì, 15 settembre 2008
Ultime da Vicenza



Il corteo di sabato scorso del 'No Dal Molin'
Il corteo di sabato scorso del 'No Dal Molin'
No Dal Molin: corteo sabato scorso, domani le donne a Bruxelles
- da unimondo.org

Sabato scorso 8mila cittadini hanno preso parte al corteo No dal Molin' per difendere la consultazione popolare del prossimo 5 ottobre e chiedere le dimissioni del Questore Giovanni Sarlo per "aver portato in città la violenza". I manifestanti hanno sfilato lungo i quattro chilometri di percorso, da Piazza Matteotti al Festival 'No Dal Molin', sotto la pioggia e, in alcuni momenti, sotto la grandine.

"Chi pensava di chiudere la questione vicentina con una lettera del Presidente del Consiglio e una carica della Polizia è stato smentito: il cielo di Vicenza oggi è grigio ma nelle sue strade è tornato a splendere il sole" - hanno affermato i promotori riferendosi alla lettera di Berlusconi al sindaco Variati nella quale il Presidente del Consiglio ha definito la consultazione popolare "gravemente inopportuna" e alle violenze della Polizia della scorsa settimana nei confronti dei manifestanti che avevano cercato di costruire una "torretta di osservazione" in un terreno privato vicino all'aeroporto per controllare che i lavori non iniziassero fino al referendum popolare di ottobre.

Il Questore Sarlo aveva addotto a motivo del violento intervento, per una manifestazione pienamente autorizzata, l'intento di "cementificare la base e rendere la struttura permanente": "un chiaro pretesto" - hanno replicato i 'No dal Molin' - che, nel rendere pubbliche le prove filmate delle violenze, attraverso una petizione chiedono le dimissione del Questore. Numerose associazioni, tra cui la 'Tavola della Pace' e 'Beati i costruttori di pace' hanno deplorato l'intervento violento della Polizia come "un fatto gravissimo, una grave violazione dei diritti umani e della democrazia". Alla fine della manifestazione la 'torretta di osservazione' è stata montata in un'area adiacente al 'Dal Molin' e nei prossimi giorni sarà utilizzata per cercare di controllare quanto sta avvenendo all'interno dello scalo. "Questo è quello che volevamo fare anche la settimana scorsa - hanno detto i manifestanti - e nei prossimi giorni verremo a vedere cosa succede in aeroporto".

Al corteo di tanti i vicentini - con famiglie, giovani e anziani - si sono aggiunti delegazioni provenienti dalla Val Susa, da Chiaiano, da Mattarello (TN) per difendere il diritto di Vicenza a esprimersi, nonostante il dichiarato tentativo, da parte del governo, di far saltare e delegittimare la consultazione popolare.

"La manifestazione organizzata oggi a Vicenza si è dimostrata una grande prova di civiltà" - ha commentato il sindaco di Vicenza Achille Variati. "Come al solito, la manifestazione era stata accompagnata dalle previsioni troppo fosche dei molti profeti di sventura - ha sottolineato Variati - che, purtroppo, preferirebbero i disordini: sono gli stessi che rabbiosamente tentano in ogni modo di impedire una democratica consultazione popolare, che darà finalmente la parola ai cittadini". "Come sindaco non posso che essere felice che la manifestazione del dissenso, qualunque siano le ragioni della protesta si svolga tranquillamente e civilmente. È lo spirito con cui affrontare le tre settimane che ci separano dalla consultazione". Fin dalla sua elezione a sindaco, Variati ha promosso e difeso il referendum popolare.

Domani un gruppo di donne del Presidio Permanente partirà per Bruxelles, ospiti della vice-presidente del parlamento europeo, Luisa Morgantini, per tre giorni di incontri formali e informali. "Avremo degli appuntamenti ufficiali, come la visita al parlamento europeo di martedì 16 e l’incontro con gli europarlamentari del gruppo confederale 'Sinistra unitaria europea-Sinistra verde nordica', ma anche importanti appuntamenti informali di confronto e scambio con altri gruppi di donne ceche, polacche ed inglesi, delle quali già conosciamo le esperienze, ma con cui vorremmo tessere un rapporto più intenso, proprio a partire da questo momento di conoscenza" - ha spiegato Paola del Presidio». Mercoledì 17 la delegazione sarà impegnata in un’audizione con l’intergruppo per la pace del parlamento europeo e successivamente, in una conferenza internazionale sul tema degli armamenti nucleari. Insieme alle diciannove donne del Presidio ci saranno altre dieci donne della rete internazionale delle 'Donne in nero' da Bologna, Napoli e l’Aquila. "Andremo su invito della Morgantini - concludono - per portare le istanze del movimento No Dal Molin e di tutta la comunità vicentina, oltre che ad incontrare dei soggetti politici che rivestono un ruolo molto importante per l’attuale situazione a Vicenza". [GB]

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Articolo di: rrronny pubblicato alle: 18:18 | link | commenti |
pace, nonviolenza, democrazia

venerdì, 12 settembre 2008
La voglia di sicurezza


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Una Bolzaneto rom a Bussolengo [Vr]
di Gianluca Carmosino - da carta.org

Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza.

Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.

Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».

La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».

Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].

Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.

*****

P.S.: Per dovere di completezza e onesta', al seguente indirizzo si puo' trovare la versione dei fatti redatta dai Carabinieri di Bussolengo.

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Articolo di: rrronny pubblicato alle: 13:12 | link | commenti |





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