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27 giugno (dal sito www.antoninomonteleone.it):
"Dal 6 di giugno ad oggi è passato tanto tempo, vero?
Oggi torno libero e voglio ringraziare tutti quelli che (come mi ha suggerito qualcuno) mi hanno saputo attendere."
*****
Ci sono degli aggiornamenti e rettifiche per quanto riguarda la vicenda in cui è coinvolto il giornalista calabrese Antonino Monteleone, il quale ha rilasciato qualche giorno fa un'intervista al blog di Beppe Grillo (1). Come avevo in parte scritto, il 6 giugno scorso la Procura di RC ha disposto il sequestro preventivo del suo blog www.antoninomonteleone.it in seguito a una querela per diffamazione da parte dell'on. Giuseppe Galati (nella foto). Non c'entra niente, quindi, il consigliere Michele Marcianò. Il post incriminato è questo (2), modificato successivamente dall'autore in seguito a una ordinanza della seconda sezione civile del Tribunale di RC dell'11 gennaio 2008 (3), frutto di una denuncia sempre del Galati. Nel provvedimento di sequestro (4), notificato all'interessato con quattro giorni di ritardo, il GIP osserva che “volendo prescindere dalla verità obiettiva dei fatti narrati, fortemente contestata dal denunciante, e pur ritenendo che la critica esercitata dal giornalista possa essere sorretta dall’utilità sociale dell’informazione, sembra superato il limite della continenza”.
Vediamo vediamo...:
1) “Prescindere dalla verità obiettiva dei fatti”. In realtà, dunque, cosa è importante?
2) “Contestata dal denunciante”. Conta solo il suo volere?
3) Cosa diavolo significa “limite di continenza”?
Mi chiedo e chiedo agli uomini di legge dove finisce il principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione), la libertà di informazione/espressione (art. 21) e dove inizia la censura preventiva. Forse questo tenue confine, che vibrando genera un'orribile zona grigia, un'ombra che è ombra di sé stessa, è pura manifestazione di quello che l'uomo ha chiamato Potere. Quella strana visione scolpita nel “Sogno Numero Due”, quello percepito da svegli, quando si è troppo lucidi per non capir(si)e.
“Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.
Tu non sapevi di avere
una coscienza al fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione.
E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo
più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.
Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato,
il potere ti è grato.
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?” (5)
La storia di Monteleone risuona con i racconti di mio padre riguardanti gli effetti che avevano le denunce (anonime) nel periodo fascista: frustate e galera tout court per i denunciati. Ora assistiamo però a un'evoluzione: il denunciante/querelante ha nome, cognome, ceto e a venir “frustata” non è solo la dignità di un uomo ma di tutta una collettività che vuole (si spera) un'informazione libera. Tra il volere e l'avere c'è di mezzo l'agire, quell'avvincente viaggiare “ognuno col proprio biglietto” (6). Altrimenti è solo ritrita, stupida, de(i)le(a)gante indignazione.
L'informazione va pescata, la curiosità è una buona esca, Internet un mare possibile.
Quello che più temo non sono le guerre, l'AIDS, le mafie, i poteri occulti, i politici corrotti. No, nessuna di queste cose è in cima alle mie preoccupazioni. Il mio incubo ricorrente si realizza ogni maledetto giorno. E' il vedere le persone percepire le proprie e le altrui mediocrità come se fossero “spettacolo puro” (7); le tragedie, le emergenze e, in generale, i problemi sociali come scene di films appassionanti, qualora non ci si senta toccati direttamente. Nel caso contrario si aspetta e si pretende (delega) che qualcuno cambi canale (scelte politiche) o ripari la scatola catodica (società). Lo spirito dell'agire, le ali dell'(auto)organizzazione sono affogate nel guano della propria idiozia. (8)
Per l'individuo di oggi la realtà sociale, “invece di essere la sua realtà, è solo usata da lui per scopi precisi [egoistici]. Poiché questo comporta lo svolgimento di certi ruoli, egli conserva un distacco soggettivo di fronte a essi: li <<recita>> deliberatamente e intenzionalmente. Se questo fenomeno diventa diffuso, l'ordine istituzionale nel suo complesso comincia ad assumere il carattere di una rete di reciproche manipolazioni”. (9)
Per concludere, il sito di Antonino può essere resuscitato mediante l'uso combinato dei seguenti links:
Note & Fonti:




aprile 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
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