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mercoledì, 30 gennaio 2008
Cosmesi dell'alta società: tratto da una storia vera

Cosmesi dell’alta società

tratto da una storia vera


Provo solo ora a fare mente locale, di tutte quante quelle persone che mi hanno guardato come di sbieco, malamente e con l’aria certa di chi è. I volti che ho in mente sono in buona quantità e per questi non ho molti dubbi o quesiti a cui rispondere; l’eccezione esiste, però, come in molte cose, e mi domando: “Perché, o meglio per quale ragione la mia presenza è capace di suscitare tanta repulsione, o è solo fastidio?” E’ un dubbio che mi ha attanagliato per anni, e questo dubbio non mi ha dato pace sino a quando una sera, dietro al segreto di una porta mi si è rivelata la verità che avevo agognata lungamente. Forse non la meritavo, siccome non l’ avevo cercata, ma capitò così: notai il viso di mia zia, bello, colmo di gioia e dolcezza come sempre l’avevo visto, ma ad un dato punto, cominciò a sollevare il dito indice della mano destra; salendo era a quel punto di fronte ai suoi occhi e lo fissava con insistenza. Rimase lì un qualche secondo, poi lo avvicinò, piano e lentamente alla punta del naso, il suo naso e lo sollevò più in alto di quel che era. Precisamente ora il dito termina il proprio movimento e riconosco inequivocabilmente la faccia che avevo sempre vista e non quella di poco prima, troppo mogia, e opaca. La testa è rivolta non più verso il basso, anzi è posizionata ben diritta e fiera verso la propria immagine, riflessa nello specchio. Lo sguardo è adesso ringalluzzito, il viso, ne sono certo, più luminoso di prima. Lì risiede la sua superiorità, nel naso. Tanto è vero che è lo stesso naso che dirige il suo sguardo sulle persone, gli oggetti e sui fatti del mondo. Mi guardava nelle palle degli occhi, le guardavo il naso, la prominenza. Mi sottoponeva a reprimenda, mi puntava con l'indice? Io credevo col naso. La mia conoscenza di quella parte di famiglia avvenne pressoché completamente quella sera, e fu da quella scoperta che se vedo qualcuno che si stizzisce di fronte alle altre persone, so cosa ha fatto la sera prima.


Articolo di: Ciuffaldino pubblicato alle: 14:41 | link | commenti (1) |
vita, scrittura, ironia in prosa

lunedì, 07 gennaio 2008
Rifiuti, Bassolino e domande scomode





<<Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.>> (Roberto Saviano - megachip.info)

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 18:37 | link | commenti |
natura, politica, campania, intervista, salute, informazione, rifiuti, mafie

domenica, 06 gennaio 2008
Sognando la Preesistenza



E' un po' di tempo che mi pongo continuamente una domanda:

Se avessi potuto, prima di nascere, come avrei progettato la mia vita per trascorrerla felicemente?

La risposta più frequente che ho avuto dalle persone (non tutte!), e che mi aspetto nasca dalla mente della maggioranza, é: avere un lavoro e molti soldi.
Beh, in sé stesse non sono richieste assurde però c'è da fare un paio di considerazioni che considero peculiari.
Il contenuto di questa risposta è strettamente condizionato dal sistema attuale. Per fare una metafora, avendo la possibilità (almeno ideale) di cambiare il percorso del treno su cui viaggiare, ci limitiamo a preoccuparci di trovare un posto vicino al finestrino.
D'altro canto, vorrei mettere in discussione il pilastro (costituzionalmente decantato) del nostro vivere quotidiano: il lavoro. Perché si lavora? Per avere dei soldi oserei opinare, altrimenti ci sarebbe qualcuno che lavorerebbe gratis(*)... E con questi soldi quali beni e servizi si acquistano?

  • Cibi e bevande: 18,9%
  • Servizi sanitari e spese per la
    salute: 7,5%
  • Altro: 73,6%
(fonte: ISTAT)

Quindi, emerge da questi dati il fatto che lavoriamo pricipalmente non per soddisfare i nostri bisogni primari, bensì per pagare le tasse, fumare, vestirci, energia, ca**ate per la casa, trasporti, comunicazioni, tempo libero (perché spendere per questo?), etc.
Discorso a parte merita l'abitazione (31,9% delle spese). Mi chiedo e vi chiedo: per quale astrusa ragione bisogna pagare così tanto e in maniera continua durante la propria vita per avere una casa? Non basterebbe forse (in un sistema diverso e senza affitti ovviamente) costruirla una volta per tutte e ripararla ogni tanto se necessario?

Con queste poche righe non intendo fare altro che far pensare, immaginare e possibilmente scegliere uno stile di vita diverso e migliore... Sono convinto che non ci sia bisogno di una preestistenza per vivere in maniera (anche se di poco) originale, evitando di scorrere  verso la morte in maniera passiva. Sarebbe la peggiore delle rese perché autoimposta.

(*): Certamente, non considero la irrisoria ma onorevole minoranza che si cimenta in attività di solidarietà senza ricevere un soldo.

Articolo di: rrronny pubblicato alle: 14:22 | link | commenti |
vita





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